Esasperatismo
 Nella foto:
Prof. Adolfo Giuliani



Esasperatismo
Sintesi diacronica
Il Movimento "Esasperatismo – Logos & Bidone" ha preso il via nel maggio 2000 con un Manifesto, ideato e legalizzato da Adolfo Giuliani, contenente la constatazione del vivere precario ed esacerbato di oggi, l’invito ad una maggiore attenzione e riguardo per la vita, la speranza se non di un miglioramento delle condizioni della terra, almeno di un non peggioramento di essa.
Nel marzo 2003 si è costituito un movimento ispirato al manifesto del maggio 2000,con l’adesione di artisti nazionali e internazionali.

 
Il Manifesto
Maggio 2000.
Manifesto di Adolfo Giuliani , nato a Napoli il 7/7/1934, per la formazione di un movimento culturale chiamato Esasperatismo il cui simbolo è il bidone.

1. Genesi
Nasce dalla constatazione del grado di esasperazione raggiunto:
- dal vivere quotidiano
- dalla natura violentata
- dalla scienza incontrollata
- dall’arte non più fruibile

2.1 Vivere quotidiano
In nome della soddisfazione dei propri bisogni e del miglioramento della qualità della propria vita, l’uomo si è immesso in un ritmo frenetico, in una spirale indefinita di attese e realizzazioni. Ha chiamato tale fluire “progresso”, “andare avanti”, e ne ha perso ineluttabilmente la possibilità del controllo e dell’arresto. Lo stress e la depressione sono i risvolti patologici dell’esasperazione del vivere.

2.2 La natura violentata. Le soluzioni trovate dall’uomo per l’evoluzione della sua specie sono state tutte a danno della “natura naturata”, di volte in volta sfregiata, violata, mortificata. La conseguenza più evidente è il buco di ozono, causa di molteplici fenomeni infausti dalle previsioni catastrofiche.

2.3 La scienza incontrollata. La ricerca incondizionata del razionalmente“possibile” conduce alla realizzazione dell’ eticamente“impossibile”, come la vita in provetta, la clonazione, gli OGM.

2.4 L’arte non più fruibile. In arte si sono raggiunte forme di espressione non più comprensibili, sempre più dispersive e confuse.

3. Il simbolo di questo movimento sarà il bidone, non più inteso come contenitore di materiali o come tradizionale metafora dell’imbroglio,ma come la vita stessa. È il bidone che tutti ricevono alla nascita secondo modi e forme diverse,estetiche,sociali,economiche,culturali. È il contenitore sofferto,ammaccato,consumato,pieno di esperienze, di tradimenti, di delusioni,di dolori.
Napoli, Maggio 2000

Il fondatore
Adolfo Giuliani

Per maggiori info consultare il sito www.ilbidone.itwww.esasperatismo.org

Nota biografica di Adolfo Giuliani
Nato a Napoli il 7/07/1934, docente di Educazione tecnica in pensione, da sempre appassionato d’arte ed esperto di restauro, ha realizzato alcune opere ad olio ed alcune sculture in legno.
Ha iniziato l’attività di gallerista nel 1977 con l’apertura de “L’Immagine” di Via Gemito 22 a Napoli, frequentata da artisti famosi di quegli anni, tra cui A. Chiancone,  F.Girosi ed altri.
Nel 1998 nasce, grazie a lui, “Immagine Nea”, centro d’arte e cultura di Via Salvator Rosa 159, sempre a Napoli.
In tale spazio ha modo di ideare, curare e organizzare numerose mostre personali e collettive.

Articolo redatto da Immacolata Sicurezza per www.alternapoli.com
LOGOS & BIDONE: il contenitore dell’ESASPERATISMO POSTMODERNO.

Di fronte alla metropolitana di via Salvator Rosa, tra le varie botteghe e attività, salta all’occhio un’insegna insolita, una nota stonata quasi quanto le esuberanti decorazioni della fermata: scorgiamo l’insegna, leggiamo: “IL BIDONE centro d’Arte e Cultura” . Incuriosita mi avvicino, per capire di cosa si tratti. All’interno di questo fronte-strada scorgiamo una stanzetta, sarà un quattro per quattro metri quadri, sembra quasi uno sgabuzzino. Faretti di luce calda cadenti dal soffitto, un poggia-firme al centro stanza e tanti quadri appesi alla parete. Una galleria d’arte?
Sorridente sulla porta c’è Adolfo Giuliani, proprietario dell’atelier nonché fondatore di uno dei movimenti artistici d’avanguardia del nostro secolo. Detto movimento è l’ ESASPERATISMO, di cui scopriremo essere simbolo il famoso “bidone”.
Ci sediamo in cerchio su sedie di legno scuro pieghevoli, e chiacchieriamo quasi come vecchi amici al bar. Di fronte gli scugnizzi giocano a pallone.

Mi spieghi l’etimologia ESASPERATISTA e il perché de Il Bidone? (per me intanto di esasperanti c’erano solo le pallonate dirimpetto).
“La genesi nasce dalla constatazione del grado di esasperazione raggiunto: dal vivere quotidiano, dalla natura violentata, dalla scienza incontrollata, dall’arte non più fruibile. Ho elevato a simbolo dell’esasperatismo il bidone. E’ un bidone comparso quando iniziarono i lavori della metropolitana, qui in via Salvator Rosa. Veniva utilizzato per evitare la sosta delle auto davanti ai negozi, se ne serviva chi ne aveva bisogno: lo utilizzavo anch’io, per lo stesso scopo, davanti la mia galleria. Spesso veniva urtato dalle macchine, spostato continuamente. A vederlo costantemente bistrattato, capitava di provare un senso di compassione, di pietà, naturalmente perché suggeriva una naturale analogia con le continue prove, sofferenze, “ammaccature! A cui viene quotidianamente sottoposta la vita in cui hanno sorte comune gli uomini, gli animali, le piante, le cose tutte. Ogni evento sembra accadere nell’indifferenza generale, o meglio nella totale rassegnazione di chi deve sottostare ad un destino ineluttabile….noi tutti assomigliamo a naufraghi stremati in balia delle onde. Siamo frastornati, spaventati, impotenti. E siamo noi stessi gli artefici di questa condizione, l’uomo stesso, carnefice e vittima insieme, ideatore, esecutore e “fruitore”, attore-spettatore dell’esasperazione globale.
Il simbolo di questo movimento non è più inteso come contenitore di materiali, ma come contenitore di significati, e anche come tradizionale metafora dell’imbroglio. Il bidone è la vita stessa, il bidone che tutti ricevono alla nascita secondo modi e forme diverse, estetiche, sociali, economiche, culturali. E’ il contenitore sofferto, ammaccato, consumato, pieno di esperienze, di tradimenti, di delusioni, di dolori.”

Quando nasce il movimento?  
“Nel 2000, quando decido di ridare vita e dignità a quel bidone, rappresentandolo in veste di struttura d’arte. Ma la prima uscita ufficiale è stato a Maggio dei monumenti 2003, alla Galleria Principe di Napoli. Da quel maggio 2000, tanti artisti anche di varie nazionalità si aggregano ai numerosi eventi e mostre che organizzo.”

Passiamo dal punto di vista ideologico a quello tecnico: in che modo gli artisti si collocano stilisticamente nel movimento, quali sono i canoni dell’Esasperatismo?
“Non ci sono canoni, non c’è discriminazione di alcun tipo. Ogni artista che aderisce al movimento si esprime attraverso la propria formazione, il proprio linguaggio. C’è una varietà di stili e forme compositive, in cui però c’è sempre l’icona-simbolo del bidone. Ognuno racconta il proprio bidone. I colori schizzano fuori dai tubetti, la materia di piega all’idea che la plasma non tanto per gridare “non ci sto!” ma quanto per chiedersi piuttosto “come ci sto?”.

Si può parlare quindi di un ritorno ad una sorta di decadentismo postmoderno? Vogliamo riconoscere Baudelaire e Flaubert come precursore dell’Esasperatismo?
In un certo senso, ma noi poniamo l’accento sulla speranza. Oltre a un simbolo-denuncia il bidone è anche un simbolo-speranza: quella di ripresa di coscienza dell’uomo, che si rende conto della sua esistenza esasperata dai ritmi troppo frenetici e assordanti. La speranza di ritrovare una propria identità, di un equilibrio tra l’io fisico, l’io spirituale e il mondo. Affinché quest’”ovvio” denunciato, arrivato al suo “spanning”, al suo punto di massima tensione, faccia sì che se ne prenda coscienza subito, pena il giungere ad un punto di non ritorno.”

Questo ciò che ci racconta Adolfo Giuliani del suo movimento artistico e culturale, movimento che vede orgogliosamente le sue origini a Napoli, ma che già da tempo si è imposto in un panorama artistico internazionale, che partendo dall’Italia, raggiunge la Spagna, il Venezuela, l’Argentina, realtà molto diverse dalla nostra, ma con un unico comune denominatore: l’uomo e la sua esasperazione.

Il movimento attraverso le sue mostre e i suoi incontri propone una lettura della società. Un dialogo sociale, al fine di promuovere un’attenta riflessione sulla crisi degli eventi e dei valori e di trasmettere un forte messaggio di speranza. Quello che è esaltato è proprio l’imperfezione che diventa bellezza, diventa vita, in quanto incomparabile e non clonata. L’incanto di un frutto, di un fiore irregolare nella forma, di un naso non perfetto della linea, non sfugge agli artisti esasperati ed è proprio esprimendo l’esasperazione e l’imperfezione, che essi esprimono la vita.

Non è una coincidenza che l’Esasperatismo sia nato a Napoli, un topos dove volenti o non  s’impara a combattere e dove amore e odio s’impastano in un unico melting pot. Una finestra dove il disastro del mondo forse è un po’ più evidente che altrove.

Per info sui prossimi eventi consultare il sito www.ilbidone.itwww.esasperatismo.org